IL TERRITORIO

La città sannitica di Trebula sorse come centro strategico di difesa di uno dei due valichi tra l'agro alifano e quello campano; probabilmente influì sulla sua nascita anche la posizione in un'area importante per i collegamenti viarii tra Lazio meridionale, Campania e Sannio. I resti della imponente cinta muraria e dell'acropoli del colle Monticelli, confermano la vocazione strategica della città sannita.
L'indipendenza di Trebula finì con la vittoria dei romani su Pirro nel 272 a.C. infatti, le città che appartenevano al distretto dei Caudini, tra cui, appunto, Trebula, dovettero stringere trattati di alleanza separati con Roma. Trebula divenne così una civitas federata solo nominalmente indipendente da Roma.
Durante la seconda guerra punica Trebula, si alleò con Annibale; fu però riconquistata da Fabio Massimo, nel 215; purtuttavia rimase una civitas federata fino ai giorni della guerra sociale quando divenne municipio retto da quattuorviri iuri dicendo, la magistratura tipica dei municipi sorti da città ex alleate.
In un'epigrafe tardo imperiale, il consiglio municipale di Trebula viene ricordato come "senatus populusque Trebulanus" e, in un'altra iscrizione, come "ordo populusque Trebulanorum". Nelle epigrafi sono menzionati i decurioni e gli Augustales. La tribù a cui erano iscritti i Trebulani era la Pupinia.
La piazza (forum) era situata nell'area centro-orientale del pianoro La Corte che fiancheggia la strada provinciale Treglia-Liberi ; infatti alcuni blocchi in calcare sono visibili lungo il fosso di scolo che fiancheggia la provinciale ed essi erano impiegati per il lastricato del foro.
Verso la fine dell'800, il principe Domenico Carafa portò alla luce, durante alcuni scavi, il teatro orientato a sud-ovest. La cavea ha un diametro di circa 30 metri e sarebbe stata in parte scavata nella roccia e in parte costruita su strutture di sostegno. Il teatro risulterebbe della prima metà del II secolo d.C., ma il fatto che sia interrato, impedisce un esame specifico delle murature.
Lungo la carreggiata di collegamento con località Le Campole, si trovano le terme che diedero alla città l'appellativo di Balliensis. (vedi Plinio nella sua Naturalis Historia 3,64). L'acquedotto che alimentava le terme e il resto della città traeva origine dalle sorgenti ancora oggi attive di Chorcicon (Corcica) e Cersicon (Ciesco) poste alle pendici del Monte Friento. Esso entrava in città poco più a sud del ponte Tora. Qui, infatti, sono visibili i resti di una struttura in opera laterizia che era il castellum aquae, ovvero il serbatoio di raccolta dell'acqua. Dal serbatoio dovevano partire poi le varie diramazioni che alimentavano la città e, in particolare, le terme.
L'agricoltura e la pastorizia erano le attività preminenti nell'agro trebulano. Celeberrimi il formaggio conciato citato da Marziale(Epigrammi,XIII,30) e il vino Trebulanum citato da Plinio(Naturalis Historia,14,69), giunto a Roma al tempo di Nerone. Una fornace tardo-arcaica ritrovata alle pendici del monte Castello di Treglia e un complesso artigianale di epoca romana in località Ceravarecce a Pontelatone ci fanno pensare anche alla produzione di ceramiche. Le attività produttive erano comunque favorite dal corso d'acqua del Volturno che trasportava le merci fino alle città costiere e da qui salpavano le navi verso le terre del Mediterraneo

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 Trebula Balliensis e i centri storici dell'alto casertano
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